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-“INTITOLATE UNA STRADA A RENATO FILIPPELLI”-                                                                                  

2 settimane fa
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Un invito rivolto dallo scrittore e storico Mauro Lucio Novelli, “che l’Amministrazione Comunale di Sessa Aurunca, seguendo tutto l’iter che la legge prevede renderà giustizia a Renato Filippelli, nativo di Sessa Aurunca, un grande uomo della cultura italiana, nell’ intestazione di una strada”. della cultura italiana, nell’ intestazione di una strada”. La legge italiana prevede la possibilità per enti, associazioni, persone giuridiche e semplici cittadini di domandare all’amministrazione comunale di denominare una nuova strada, una piazza oppure un parco. Ci aspettiamo dall’ Amministrazione Comunale di Sessa Aurunca un annuncio fattibile per un uomo che ha dato tanto lustro alla città non solo nel Territorio Aurunco ma in tutta Italia.”

LA STORIA

mirkotto

Mauro Lucio Novelli cittadino di Sessa Aurunca, giornalista , scrittore e fondatore del premio Aurunci Patres in Terra Aurunca , nato nel 2015 proprio a Sessa Aurunca  si farà promotore insieme allo staff organizzativo del Premio Aurunci Patres di sensibilizzare l’Amministrazione Comunale ad  intitolare una via della città di  Sessa Aurunca allo scrittore Renato Filippelli( Cascano, 19 febbraio 1936 – Formia, 20 maggio 2010 ). Renato Filippelli è stato Poeta e Storico della Letteratura Italiana, inoltre è stato Docente nell’ Istituto Universitario: “Suor Orsola Benincasa di Napoli”. Con Mauro Lucio Novelli ha condiviso: “il Premio Letterario Internazionale Giano città di Formia per ben nove anni ed è stato il Direttore Editoriale del Giornale del Golfo diretto proprio da Novelli”. Recentemente Mauro Lucio Novelli, che è stato anche suo studente, più di mezzo secolo fa, gli ha dedicato un libro che ha per titolo: “ Viaggio con Renato Filippelli fra alcuni Poeti e Scrittori Italiani edito dal prestigioso editore nazionale  Armando Caramanica .Tutte le edizioni del Premio Cultuale Aurunci Patres sono state svolte nel nome di Renato Filippelli dove si è vista la partecipazione di importanti scrittori nazionali con ampia cassa di risonanza sulla stampa locale e nazionale. Non è stato mai trascurato l’insegnamento del professore Renato Filippelli nel mondo della scuola attività letteraria. Renato Filippelli nel 1956 scrive il suo primo libro di p. Qualche piccolo cenno sulla sua importante  poesie, “Vent’anni”, cui segue nel 1964 “Il cinto della Veronica”, con prefazione di Edoardo Gennarini. È con “Ombre dal Sud”, pubblicato nel 1971, che la poesia di Filippelli raggiunge una sua cifra espressiva matura e riceve gli apprezzamenti di scrittori e critici quali Emerico Giachery, Mario Pomilio, Michele Prisco, Lanfranco Orsini, Enzo Striano. Scrive così, infatti, Giachery in prefazione al testo: “Se è vera l’ipotesi sul destino di fedeltà del meridionale, Filippelli è vero uomo del sud. La sua poesia è di fedeltà non solo nei contenuti ma anche nell’implicita poetica, anche nella terra—e non di meno dolci legami con la famiglia, la gente. Luogo poetico di questa delicata e pur macerata ricerca di fedeltà è la centrale figura paterna, a cui sembrano ricondursi i lieviti e gli esiti più pervasivi e da cui gli stessi ritmi verbali sembrano attingere più librata misura”.

Nel 1975 dà alle stampe la quarta raccolta di poesie, dal titolo “Ritratto da nascondere”, con un saggio introduttivo di Fernando Figurelli, che scrive: “Anche nelle più realistiche rappresentazioni, l’ispirazione di Filippelli, trascendendo il documento descrittivo, investe quella società popolare con sentimento di fraterna pietà e l’eleva dalla sua realtà storicamente e geograficamente definita a condizione umana perenne”. Con “Requiem per il padre”, nel 1981, la poesia di Filippelli si conferma “non contaminata dalla retorica e dalle ideologie”, come scrive il critico Rosario Assunto, nella prefazione alla nuova raccolta di liriche. Qui la memoria della figura paterna rivela un’intensità ben evidenziabile nella lirica che risulta emblematica dell’intera raccolta, ossia “Io vegliai la tua morte”, in cui il poeta si rivolge al padre perduto “come a un figlio bambino che s’avventuri nel buio.» (Renato Filippelli, da Io vegliai la tua morte. Requiem per il padre) Nel silenzio di oltre dieci anni, impegnati nella realizzazione di testi per le scuole superiori, Filippelli matura una nuova stagione della sua poetica, pubblicando nel 1997 “Plenilunio nella palude”, da cui emerge la ricerca di un’autentica dimensione spirituale e religiosa, frutto anche della riflessione maturata a seguito dell’esperienza drammatica del grave infarto che lo aveva colpito nel giugno del 1996. La ricerca di contatto d’amore sottratto all’inquietudine del silenzio, che connotava in vita il rapporto tra il poeta e il piccolo padre, ossia il padre terreno, viene ora traslata in una dimensione religiosa, in cui il poeta coglie le intime alternanze di una ricerca di verità esistenziale, scandita dalla scoperta in sé della presenza di un Dio padre, che sembra sublimare, e al tempo stesso approfondire, i tratti rappresentativi dell’amore per il padre terreno. Come scrive S. E. Raffaele Nogaro, “La poesia di Filippelli ha una dimensione catartica e redentiva; la sua semantica si fa ontologia, misura dell’essere, e il suo messaggio si fa etica, criterio della libertà, in quell’apoteosi della speranza, che sa dire a Dio: “non domandarmi il prezzo del perdono”. In questa raccolta, accanto alla novità di una più intensa tematica religiosa, si coglie la fedeltà ai temi presenti nelle raccolte precedenti, come ben evidenzia Giulio M. Chiodi: “La terra natale, le sue forme, i suoi colori, la sua gente, ma soprattutto le fatiche non soltanto fisiche, silenziose e generose racchiuse nel suo cuore: questo è lo strato solido e il sottofondo costante sul quale il poeta edifica la sua poesia”. “


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